giovedì 2 maggio 2019

Massimo Tallone, Non mi toccare, Edizioni del Capricorno


Per la sua nuova creatura letteraria, Massimo Tallone punta in alto e crea un romanzo ricco e complesso, utilizzando al meglio le sue ben allenate capacità narrative.
Il libro prende avvio, come nei migliori classici, da una testimonianza, che l’autore stesso si incarica di divulgare. La vicenda viene affidata a Tallone dall’unica superstite di una strage, che, rifugiatasi in una casa isolata, affacciata su una scogliera delle isole Fær Øer, gli rivela i tratti di una storia appassionante quanto incredibile.
Susanna è la testimone, una traduttrice brillante e affascinante, affetta da aptofobia, ovvero la paura del contatto fisico. Qualunque tocco, anche il più lieve, la terrorizza, facendola cadere nel panico. Susanna, uscita dall’ufficio di via Catania, a Torino, per un improvviso mal di testa, trova al suo ritorno i cadaveri insanguinati dei due colleghi. Inizia così la ricerca dei responsabili, in una caccia al tesoro che trascina il lettore, obbligandolo, ad ogni parvenza di soluzione, a rivedere tutto da capo, sotto una nuova, inquietante luce.
Per condurre chi legge in questo magico labirinto, Tallone sfodera la sua maestria di affabulatore, di narratore sempre nuovo.
I personaggi, suo cavallo di battaglia da sempre, sfidano qui ogni fantasia, mostrando caratteri e peculiarità fantasmagoriche, restando tuttavia credibili e realistici. La carrellata ha inizio a partire dall’evanescente Susanna, figura senza peso e volume, quasi un’ombra; sfiorando la sorella Ornella, concreta e positiva, eppure attratta patologicamente dagli oroscopi; proseguendo con le due vittime, la solare Linda, legata all’indecifrabile Oscar, e l’infedele Ivan, che spiazza tutti col suo humor nero. E poi Duilio, viziatissimo rampollo di farmacisti, pronto ad accorrere in caso di bisogno, e Bartolomeo Fornetti, ex collega vittima di scherzi crudeli, e via così, fino a Tano e Piero, e alle loro banalissime eppure sordide storie personali.
In questa scoppiettante giostra di misteri, indizi, inseguimenti e colpi di scena, riusciamo comunque a restare abbagliati, a frenare la curiosità e fermarci per gustare le meravigliose descrizioni degli ambienti, ad assaporare gli stati d’animo della protagonista e del narratore, che altri non è che il nostro ammaliatore Massimo Tallone.

martedì 23 aprile 2019

La focalizzazione variabile

La focalizzazione è, in narrativa, il punto di vista attraverso il quale viene raccontata la vicenda; in pratica gli occhi che permettono al lettore di vedere ciò che accade, le orecchie attraverso cui può sentire ciò che viene detto.
Può trattarsi di un punto di vista esterno ai fatti, in cui il narratore racconta senza partecipare agli eventi stessi, ma semplicemente riferendoli in terza persona, come un testimone invisibile. Si tratta di una tecnica che coinvolge nella lettura, perché chi legge può osservare ogni scena da molto vicino.
In certi casi il narratore sa tutto ciò che accade, ma proprio tutto; in qualunque luogo e in qualunque momento segue i personaggi e assiste a quel che fanno o subiscono. Si dice allora che si tratta di un narratore esterno onnisciente. Un ficcanaso totale!
Più spesso la narrazione è affidata a qualcuno che della vicenda fa parte, allora la focalizzazione sarà interna, su uno dei personaggi. Può trattarsi del protagonista stesso, che ci racconta quello che gli è accaduto, oppure di un coprotagonista o di un testimone. In questo caso il narratore potrà riferire soltanto ciò di cui è venuto a conoscenza e sarà un errore grave esprimere ciò che pensano gli altri personaggi, se non lo dicono o dimostrano con gesti ed espressioni del viso.
Ma ci sono casi più complessi, che danno grandi vantaggi nella lettura e grosse difficoltà nella scrittura. Uno di questi è la focalizzazione variabile, in cui il punto di vista che "vede" la vicenda non è quello di un solo personaggio, ma balzella da uno all'altro.
Un esempio formidabile di questa tecnica si trova nel romanzo di Robert Galbraith (alias J.K. Rowling) Il richiamo del cuculo. Per capirci, ecco qualche riga:

Robin, quando rientrò in ufficio, pensò che l'atmosfera fosse un po' tesa. Strike era seduto davanti al computer, pestando sulla tastiera. 
«Ah» fece lui. 
Sul sito web del famoso stilista aveva trovato la pelliccia che cercava. Era in vendita da appena due settimane e costava millecinquecento sterline.
Robin attese che spiegasse il motivo di quella esclamazione.

Visto? Nella prima frase siamo "nella testa" di Robin, mentre nella seguente in quella di Strike e in quella dopo ancora rimbalziamo di nuovo in quella della ragazza.
Niente male, vero?
Nella pratica, questo esercizio è piuttosto complicato e nemmeno del tutto regolare. Dunque ve lo sconsiglio, dato che si rischia di confondere il lettore. Vi consiglio invece, e molto caldamente, la lettura di questo romanzo, i cui insegnamenti tecnici sono davvero da manuale.

domenica 31 marzo 2019

Due settimane per raccontare


Un incontro casuale al parco

di Elena Mignola

Roberta aveva un’oretta per camminare un po’ prima di entrare in ufficio. La primavera stava scoppiando, allora decise di fare un giretto al parco comunale. Era un po’ stanca, le girava leggermente la testa, e pensò al cambio di stagione.
Si sedette su una panchina di legno verde piena di scritte; davanti a lei un enorme albero dalla chioma tondeggiante mostrava i suoi fiori rosa e lei lo ammirava chiedendosi che tipo di albero fosse.
Ad un certo punto le si avvicinò un signore anziano, ben vestito, con un bastone in mano e si sedette al suo fianco. La osservava cercando di non farsi troppo notare, poi le sorrise e iniziò con il dirle che quel pomeriggio faceva un gran caldo per la stagione. A Roberta fece un po’ tenerezza, immaginava la solitudine di quel uomo. Poi, come se lui avesse intuito i suoi pensieri, o almeno fu quello che lei pensò, le raccontò di essere vedovo da anni, ma di essersela sempre cavata da solo con un certo orgoglio. 
Le fece capire svelandole il lavoro che aveva svolto di essere abbiente e che gli sarebbe rimasto poco da vivere. Iniziò a farle dei complimenti.  
Roberta si sentì in imbarazzo, lo salutò velocemente dicendo che doveva andare di corsa al lavoro.  

mercoledì 27 marzo 2019

Due settimane per raccontare

Un incontro casuale al parco
di Camilla Versino

Veronica guardava il laghetto davanti a lei senza interesse. La borsetta poggiata al suo fianco sulla panchina verniciata di verde, il golfino lasciato mollemente sullo schienale e le sue mani intrecciate in grembo aggiungevano alla sua espressione malinconica un tocco trasandato. Quando lui le si sedette al fianco, lei trasalì. Le era andato vicino, ma non l’aveva degnata di uno sguardo, come se il suo obbiettivo fosse solo di sedersi e riposarsi.
Veronica ne fu sorpresa perché in realtà si conoscevano molto bene e quasi indispettita per non aver ricevuto neppure un minimo saluto, continuò a guardare davanti a sé attendendo l’evolversi delle cose.
L’uomo si beava della frescura della giornata, aveva lo sguardo immerso nei pensieri e Veronica provò ad immaginarli.
“Sicuramente starà pensando alle montagne, alle gite con le figlie e le nipoti… Ha un viso disteso e sereno, non è concentrato sui suoi affanni ed è bello vederlo così, una volta tanto”.
Stettero così per tre ore buone, l’uno a sorridere e l’altra ad immaginare, finché a un certo punto l’uomo si alzò, si girò verso Veronica e la salutò cordialmente.
Lei lo guardò con tenerezza.
«Papà, ti riporto a casa, è tardi!»