giovedì 19 febbraio 2015

Sonia Rolando

Ho conosciuto Sonia Rolando al corso di scrittura narrativa. Autrice di poesie che, per sua stessa ammissione, nascono spontaneamente dai suoi stati d’animo, si era cimentata per la prima volta con un romanzo.
Al termine del corso mi ha sottoposto la prima stesura ed è stato per me un vero piacere poterla rivedere con lei e completarla in una pubblicazione.
È un romanzo di sentimenti, scaturito da una esperienza realmente vissuta, che l’autrice ha voluto scrivere quasi d’impulso, in sole due settimane, riprendendolo poi dall’inizio e rielaborandolo, per dargli quel tocco di necessaria astrazione che richiede ogni trama ispirata da un fatto autobiografico.
Controvento. Al di là del ponte è stata la mia prima esperienza con il self publishing e mi è servita per imparare molte strategie che non conoscevo. La casa editrice scelta da Sonia è ilmiolibro, collegata alla Feltrinelli editore, che stampa in cartaceo e pubblica in ebook, vendendo direttamente ai clienti. Questo mi ha permesso di capire come la pubblicazione on-line sia qualcosa di completamente diverso dal mondo editoriale a cui ero abituata: un mondo certamente più accessibile, ma anche caotico che, nei prossimi anni, subirà certamente evoluzioni interessanti, da tenere sotto controllo.




Corso settembre - ottobre 2013

Nei mesi di settembre e ottobre del 2013 si è svolto il mio primo corso di scrittura narrativa. L’ansia era tanta: si può insegnare qualcosa di così soggettivo come la scrittura? Si può trasmettere con delle regole la capacità di raccontare?
Una volta presa la decisione, ho passato mesi a rivedere i miei testi universitari, i manuali, in particolare nei due mesi estivi che hanno preceduto il corso, in cui avevo maggiore tranquillità. Ho raccolto appunti, ho elaborato materiale e ho scritto pagine e pagine di dispense. Poi ho cominciato a togliere, ad eliminare tutto ciò che poteva soltanto confondere: in cinque sole lezioni di due ore l’una volevo dare le basi, a chiunque ne avesse voglia, per imparare a scrivere.
Gli argomenti si snellivano, andavano all’essenziale, grazie ad una prima scrematura; ma quel che mi è servito di più, e anche tuttora mi serve più di ogni altra cosa, è stato il curare dei romanzi, sia di autori già affermati, che di esordienti. Nelle loro sviste e nelle loro qualità, ho scoperto quali erano i punti essenziali da esaminare e le lacune da colmare; quali erano, in pratica, le basi strutturali senza le quali non è possibile che una scrittura diventi narrazione.
Un altro aiuto mi venne dato dai romanzi letti, diciamo così, per svago. Perché un romanzo piace e un altro no?  
Ho cominciato a rileggere le opere che mi avevano colpito, sia di autori contemporanei che dei mostri sacri della letteratura. Cosa li legava e cosa li distingueva uno dall’altro?
Questi erano i punti degni di una discussione all’interno del mio corso, quelli che non possono assolutamente mancare se si vuole affrontare un’impresa così importante come la scrittura di un romanzo.

La difficoltà maggiore è stata quella di non sapere chi avrei avuto di fronte: qualcuno che aveva al suo attivo anni e anni di scrittura, magari sotto forma di romanzo chiuso in un cassetto, oppure qualcuno che non aveva mai provato a scrivere? Come accattivare le simpatie di ognuno senza annoiare gli altri? Questa è stata ed è tuttora la mia difficoltà maggiore: cercare di convogliare tutti verso un’unica modalità di lavoro; ma alla fine quella che sembrava una difficoltà si è trasformata in una risorsa. Ognuno lavora in un modo diverso e proprio in questo consiste la ricchezza dei corsi di gruppo.
La prima indicazione avrei potuto averla tramite un loro scritto, ma non qualcosa di già elaborato, magari ricontrollato per anni, bensì qualcosa scritto di getto per l’occasione. Così ho dato un primo titolo, che fosse abbastanza ampio da poter lasciare la libertà di creare, ma che costringesse a riflettere su cosa poteva essere racchiuso in quel titolo. Tempo per consegnare il racconto: una settimana. Man mano che ricevevo i racconti e li esaminavo attentamente, potevo comprendere le peculiarità dei partecipanti, le loro potenzialità da sollecitare.
Leggere le opere di ciascun autore è fondamentale per me, non per poter adattare il mio corso di scrittura alle loro particolarità, bensì per riuscire ad arricchirlo ancora. Ogni nuovo racconto mi regala stimoli, mi aiuta ad aggiungere spessore alle mie dispense, alle mie lezioni. Ogni stimolo che percepisco, lo rielaboro e li ritrasmetto amplificato.
Il primo corso si è concluso con mia grande soddisfazione e un rinnovato entusiasmo, che ho visto, nei successivi mesi, in molti degli iscritti, che si sono dedicati, e si dedicano, alla stesura di racconti e romanzi.


mercoledì 18 febbraio 2015

Perché un corso di scrittura?

Lavorare con i libri è un’esperienza meravigliosa, in qualunque punto della loro catena produttiva ci si trovi. Nella mia professione ho avuto la possibilità di gioirne a più livelli,
da quello che può sembrare il più banale, la semplice lettura, alla loro nascita e creazione.
Come libraia provavo un’enorme soddisfazione quando un cliente tornava per ringraziarmi di un mio consiglio, come semplice lettrice mi entusiasmo quando ho fra le mani un romanzo che riesce a coinvolgermi, a farmi riflettere, ad assorbire tutta la mia attenzione.

Quando ho cominciato a lavorare come curatrice, ho compreso che la mia responsabilità era ben diversa e che dovevo muovermi in ogni modo possibile per portare il romanzo al massimo delle potenzialità.
Nei diversi testi a cui ho messo mano, ho riscontrato sempre un grande entusiasmo: ogni autore vuole che la sua opera venga pubblicata, non per raggiungere la fama (risultato che, peraltro, non è mai semplice), ma perché venga letta. Chi scrive un libro vuole innanzitutto comunicare qualcosa che ritiene di grande importanza, e questo è un intento lodevole, da qualunque punto di vista si voglia osservare.
La comunicazione in narrativa non è facile, però, perché viene affidata non soltanto alla parola e al suo significato, come avviene nella saggistica, ma ad un insieme di elementi, che devono essere orchestrati tra loro in modo omogeneo e armonico. La trama deve scorrere senza intoppi, ma con divagazioni che la arricchiscano; i personaggi devono essere ben disegnati e muoversi nelle diverse fasi in modo consono ai loro caratteri e ai loro ruoli; i dialoghi devono essere accattivanti e portare avanti la narrazione in modo vivace. Lo stile e la prosa, rigorosi e impeccabili, devono essere elastici e adattarsi ai vari movimenti ritmici richiesti dalle sequenze. Per chiarire: pensate ad un film che vi è piaciuto, ai personaggi, ai dialoghi e alle vicende, e vi accorgerete che rispetta tutto quanto ho elencato qui sopra.
Al momento in cui si vuole scrivere un romanzo, di solito non si pensa affatto a tutto questo, ma si cerca di portare avanti la storia, con parole gradevoli, in modo che sia gradevole anche per chi la legge.

Da questa riflessione sono nati i miei corsi di scrittura, dall’esigenza di fornire agli autori tutti gli strumenti necessari per vedere la loro opera non più come una successione di parole, ma come un’armonica e completa struttura, le cui parti sono invisibili al lettore, ma percepibili nella bellezza complessiva.
Nei miei corsi di gruppo cerco di stimolare in ogni partecipante la creatività, insegnando ad osservare il mondo con occhi diversi, cercando spunti, personaggi, eventi nella vita di tutti i giorni. Do loro dei “compiti”, cioè dei racconti da scrivere, lasciando in parte libera la loro fantasia, ma anche costringendoli con titoli o incipit prefissati.
Imparare a conoscere le regole della narratologia è fondamentale, non fosse altro, per decidere di non seguirle.


domenica 15 febbraio 2015

Prigionieri di un passato, di Giulietta Gastaldo

Torino all'inizio del Novecento era una città splendente di luci e di speranze. Per le strade del centro le coppie eleganti si incontravano per andare a teatro e agli spettacoli di varietà. Le donne indossavano calze di seta e colli'di pelliccia e gli uomini offrivano loro il braccio per un giro in carrozza lungo i viali alberati della città.
Ludovica viveva in una bella casa, circondata da artisti: il nonno Giovanni Battista lavorava al famoso teatro dei burattini, suo fratello Edoardo, burattinaio, era spesso in tournée con il suo spettacolo e il giovane Antonio Mario, lo zio di Ludovica, era avviato verso una brillante carriera di decoratore. Tutto faceva pensare ad un futuro gioioso.
Poi, però, era arrivata la guerra e tanti giovani erano partiti per non tornare più. Alle case giungevano lettere terribili, che parlavano di sofferenze e soprusi.
Era iniziato un periodo buio, l’inverno dell’Italia. Ludovica, giovane sposa e mamma, aveva visto l’ascesa di Mussolini e aveva assistito, senza poter fare nulla, alle scelte aberranti di un personaggio ai limiti della follia. Col passare degli anni il fascismo era entrato nel pieno del suo vigore ed era iniziata una seconda guerra, ingiusta e smisurata. La gente aveva cominciato ad aver paura: le violenze contro chi non era fascista, le restrizioni e i fanatismi crescevano di anno in anno. I giovani, partiti come soldati, scomparivano nel rovente deserto africano o nelle steppe della pianura russa; chi li aspettava a casa pativa la fame e la miseria.
Ludovica, già provata da lutti e privazioni, era dovuta fuggire da una Torino irriconoscibile fin sui monti della Val Sangone, nel cuore la speranza di tornare presto alla sua adorata città. Non avrebbe mai immaginato di dover vivere sradicata da tutte le sicurezze, di dover assistere a violenze indicibili, di cui anche la sua famiglia sarebbe stata vittima.
Ed ora, a distanza di decenni, Giulia non può capire, non può nemmeno immaginare, nella sua innocenza di bambina, cosa hanno visto gli occhi di quella anziana donna nella sua gioventù, non sa a quali violenze suo padre abbia dovuto assistere da ragazzino.
 
Giulietta Gastaldo